La vitamina D è un micronutriente dalle caratteristiche del tutto peculiari: si presenta sotto forma di vitamina D2 (ergocalciferolo), che viene assunto con il cibo e di vitamina D3 (colecalciferolo), che viene sintetizzato dal nostro organismo. Dalla vitamina D2 e D3 deriva la vitamina D o calcitriolo, che è la forma metabolicamente attiva nell’organismo. Il suo ruolo principale è quello di mantenere un’adeguata mineralizzazione dello scheletro attraverso il controllo delle concentrazioni sieriche di calcio e fosforo.

È altresì importante per il corretto trofismo dell’apparato muscolare, andando a stimolare la sintesi di proteine muscolari e andando a partecipare all’attivazione di alcuni meccanismi di trasporto di calcio, essenziali per la contrazione muscolare. Inoltre numerosi studi hanno documentato la capacità di sintesi della vitamina D e la presenza di recettori per la vitamina D (VDR) nelle cellule di differenti tessuti, ad esempio nei macrofagi, nell’endotelio e in organi quali la prostata, la mammella, colon, pancreas. Questa sintesi localizzata non contribuisce all’omeostasi del calcio, ma è coinvolta nella regolazione di alcuni sistemi endocrini, come il sistema insulina-glucagone, dove va ad influenzare la sensibilità dei tessuti periferici all’insulina stessa e il sistema renina-angiotensina, dove regola la trascrizione del gene della renina. infine ha anche un’azione modulante nei confronti dell’infiammazione e del sistema immunitario. L’azione della vitamina D è stata associata con un aumento dell’immunità innata nei confronti di differenti infezioni, in particolare tubercolosi, l’influenza e le infezioni virali delle prime vie respiratorie.

Questo effetto è stato messo in relazione con la sensibilità di alcuni recettori associati al riconoscimento dei profili molecolari collegati ai patogeni (i PAMPs), la produzione di peptidi ad azione antimicrobica, la sintesi di specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto e i meccanismi dell’autofagia. Il coinvolgimento ella vitamina D come modulatore dell’immunità potrebbe manifestarsi non solo come aumento della resistenza alle infezioni, ma anche in termini di protezione dalle malattie autoimmuni. Il 90% della vitamina D è sintetizzata nella cute per esposizione diretta alla luce solare e solo un 10% proviene dagli alimenti. Le principali fonti alimentari sono: un 38% pesce e prodotti della pesca, 26% carne e derivati e un 16% dalle uova.

La carenza di vitamina D può essere dovuta a diversi fattori: invecchiamento, pigmentazione cutanea, mancata esposizione alla luce diretta del sole, malassorbimento intestinale. È diffusa nella popolazione anziana ma può essere osservata anche in tutte le altre classi di età, compresa l’infanzia. I livelli minimi di concentrazione di vitamina D nel sangue raccomandati dall’Institute of Medicine statunitense sono di 20 nanomoli/litro, ma la maggior parte degli esperti consiglia di non scendere sotto i 30 e altri suggeriscono che si possa già parlare di quantità insufficiente sotto i 50. In genere, per assicurarsi l’apporto necessario, è sufficiente trascorrere più tempo all’aria aperta, esponendo il nostro corpo almeno un ora al sole evitando le ore più calde. I neonati e gli anziani, uscendo poco di casa ed esponendosi meno dei giovani al sole, presentano un deficit abbastanza comune. Per questo nel primo anno di vita si somministrano gocce di vitamina D e molti medici ritengono opportuno prescrivere supplementi anche a tutti i loro pazienti oltre una certa età. Quindi trascorre maggior tempo all’aria aperta, magari facendo dell’attività fisica e variando le proprie scelte a tavola, sulla base di una sana alimentazione, sono tutti fattori che agevolano l’assunzione delle giuste dosi di vitamina D e assicurano negli anni un apparato muscolo-scheletrico forte e un sistema immunitario efficiente. La salute è conoscenza, affidati ad un professionista.

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